La passione per il ballo percorre tante strade diverse: il ballo è divertimento, è sfogo, è socialità, è condivisione, è distrazione, è creatività. Ma avete mai pensato che il ballo possa essere ribellione?
Abbandonate per un attimo la vostra quotidianità, le storie su Instagram, le coreografie su TikTok, i cocktail bar, le compagnie multietniche, la libertà. Immaginate di essere miracolosamente sopravvissuti alla I guerra mondiale e di avere solo il bisogno di sentirvi vivi, di divertirvi, di godere del momento. Come vi sentireste, se il Governo vi impedisse di esprimervi e rendesse proibito tutto ciò che vi migliora la vita? E, soprattutto, come reagireste? Ballereste timidamente nel salotto di casa con la musica a basso volume sorseggiando acqua naturale o improvvisereste una coreografia nelle piazze in segno di rivolta con in mano uno spritz?
Dire ciò che avremmo fatto noi, ipotizzando una realtà lontanissima dal comfort delle nostre libertà, è quasi impossibile. Però possiamo sapere come reagirono gli afroamericani di Harlem, un popolo abituato a essere guardato con sospetto, a non essere rispettato, a vedersi privato di quelle che oggi sono libertà fondamentali di ogni Stato democratico. Per queste persone il ballo era una forma di libertà, di espressione e di affermazione.
Il proibizionismo e la segregazione razziale
Ci troviamo nella New York degli anni ’20, in un clima in cui impera il proibizionismo, nel nome di un non meglio definito ideale di purezza e di onorabilità delle condotte. L’approvazione del XVIII emendamento e del Volstead Act mettono al bando fabbricazione, vendita, importazione e trasporto di alcool. La Cabaret Law del 1926 vieta "intrattenimento musicale, canto, ballo o altra forma di divertimento" in tutti gli spazi di New York aperti al pubblico che vendono cibo e bevande, a meno che non abbiano ottenuto una (inarrivabile) licenza di cabaret (è stata abrogata solo nel 2017!). Rigide leggi impongono limiti estremi a ciò che alleggerisce il peso di esistenze spesso devastanti, ma l’eccessivo rigore crea l’effetto opposto.
Gli “speakeasy” e la musica jazz
La criminalità organizzata di Lucky Luciano e Al Capone non si lascia sfuggire l’occasione e ben presto ad Harlem spuntano come funghi gli “speakeasy”, locali clandestini in cui si somministra alcol sottobanco. Il nome, letteralmente “parlare piano”, indica proprio il bisogno di non attirare l’attenzione degli agenti del Bureau of Prohibition.
Ma non è questa l’unica trasgressione che esplode in questi locali segreti. Siamo in piena segregazione razziale, con gli afroamericani abituati a essere considerati come goffi ignoranti senza talenti e senza diritti, separati dai bianchi, emarginati, maltrattati.
Ma nella Harlem sotterranea che puzza di alcol di contrabbando l’energia incontenibile della musica jazz travolge ogni barriera. Uomini e donne di colore, segregati alla luce del sole, in questi locali esprimono il loro incredibile talento di musicisti e ballerini, esibendosi davanti a un pubblico misto e a bianchi estasiati che li applaudono e li incitano.
In luoghi che non vedono la luce del sole, al riparo da sguardi indiscreti, queste persone sorridono, ballano, inventano coreografie e passi di danza, senza pensare al colore della pelle e alle leggi che vorrebbero imporglielo. In questo contesto divampa il charleston, il ballo della libertà e dell’emancipazione.
I luoghi del ballo: un’idea di viaggio
L’esplosione della musica afroamericana non si ferma certo alle botteghe sotterranee che smerciano alcol di pessima qualità sotto il controllo dei gangster. Il ballo si impone anche fuori, nelle sale elegantissime che ben presto diventano luoghi di aggregazione: la Savoy Ballroom, il Cotton Club, il Connie’s Inn. Contemporaneamente, sulla 125° strada, all’Apollo Theater, si esibisce Ella Fitzgerald.
Se vi capita di andare a New York, contattate la
Harlem Swing Dance Society e fate il giro dei luoghi storici del Lindy hop, con tanto di museo gratuito. Passeggiate per Harlem e ci troverete un costante sottofondo musicale, con gente che balla in gruppo o da sola, a volte ancora con lo stereo sulla spalla come si usava negli anni ’80. Harlem è un quartiere musicale che non si spegne mai.
E quando ballate, sentitevi liberi e senza barriere!