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THE SAVOY BALLROOM

Il tempio del Lindy Hop

16 set 2020
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No, non si tratta solo di un luogo. Non si tratta solo di vecchi aneddoti. In questo pezzetto di storia è racchiuso molto di più, qui parliamo di ciò che ha realmente cambiato il mondo. Quindi, ecco la domanda che ogni appassionato di Swing si è posto almeno una volta.
 

Cosa ha reso tanto speciale la SAVOY BALLROOM?

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In Linea Generale

Nei suoi anni di attività, dal 1926 al 1958 è stato di fatto un luogo decisivo nello sviluppo della musica e della danza di origine afroamericana (Swing e Jazz, appunto). Era la musica delle minoranze di colore, ma ben presto iniziò a farsi strada nel cuore delle persone, diventando nel giro di pochissimo tempo una vera e propria cultura.
 
 
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Le Battles

Era un luogo incredibile, in cui la musica dal vivo scorreva a ritmo continuo, senza interruzioni (spesso dal pomeriggio alla mattina seguente), ospitando molti dei più grandi musicisti jazz della storia.
 
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E si, parliamo davvero dei migliori: Chick Webb (direttore dell’orchestra resident principale), Ella Fitzgerald (che qui si fece le ossa!), Billie HolidayCharlie Parker, Louis ArmstrongCab Calloway, Benny GoodmanCount BasieFletcher HendersonSidney BechetDuke Ellington (solo per citarne alcuni).
 
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Tutti protagonisti delle epiche "battles of the bands", ma anche di una evoluzione musicale influenzata dalle reazioni (entusiastiche o meno) dei ballerini che popolavano il locale.
 
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Dove e Come

Proprio qui, sulla Lenox Avenue, la strada principale di Harlem dov'era situato il Savoy, a partire dal 1927 nacquero una serie di balli, tra cui il Lindy Hop, destinati a cambiare la storia.
 
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Pensate alla segregazione razziale. Immaginate che in un momento storico in cui bianchi e neri non potevano incontrarsi, esisteva una sala da ballo, di fatto l’unica a New York (o meglio negli Stati Uniti), in cui neri e bianchi potevano BALLARE insieme senza problemi. La portata di questo fenomeno è stata storicamente molto rilevante. E poi il fatto stesso che il Savoy fosse situato ad Harlem (quartiere popolato perlopiù da afroamericani) dava a questi ultimi la libertà di frequentare il club, che divenne infatti il centro della vita notturna di quella parte della Grande Mela.
 
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Il Mito

Assolutamente giusto considerare la Savoy Ballroom come IL TEMPIO DEL LINDY HOP. Era il posto in cui ogni serata si trasformava in un'avventura.
 
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Non possiamo dirlo con certezza, ma dai racconti di chi c'è stato viene fuori che in pista e sul palco c'era voglia di farsi valere. Si respirava aria di fratellanza, ma anche una pungente (e stimolante) aria di sfida, di mostrare di che pasta si era fatti.
 

I Whitey's Lindy Hoppers

Ai ballerini più dotati era riservato l'angolo nord-est della pista da ballo, il "cat's corner", dove facevano sfoggio del loro talento e dei nuovi passi creati per caso, a volte per sbaglio, o "presi in prestito" osservando le danze di qualcun altro. Da Shorty Snowden a Frankie Manning e Norma Miller (e tanti altri), qui ballavano i migliori! 
 
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Ad un certo punto arrivò anche la possibilità di guadagnarsi gli ingaggi per una carriera professionale: il sogno più grande, che per alcuni di loro si realizzò con il gruppo dei Whitey’s Lindy Hoppers (il più grande gruppo di ballerini di lindy della storia).
 
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Il Savoy, che era un locale grandissimo, aveva la sala da ballo più bella di sempre. Il suo gestore a quel tempo era Charles Buchanan, un brillante afroamericano con il pallino dei diritti civili, come molti suoi amici dell'epoca.
 
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La Savoy Ballroom fu fin dal principio la meta preferita da tutti coloro che volevano scatenarsi sulle note della più bella musica. Un posto così tanto preso d'assalto che nonostante avesse una capienza di ben 4000 persone (si, avete capito bene!), nel giorno della sua apertura ufficiale furono oltre 2000 a rimanere fuori!!!
 
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Oggi

Il Savoy rimase aperto fino al 1958 e l’anno dopo fu demolito. Oggi, al suo posto, i fan della musica jazz e swing in pellegrinaggio per le strade di Harlem, possono ammirare una piccola colonna che sorregge una placca commemorativa di quegli anni, in eterna memoria della “Home of Happy Feet”.
 
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